Digital print - Limited edition (10)
35 x 25 cm - 2013 - 4 modules




Tre corpi infantili compongono una struttura rituale di obbedienza e coercizione. Due bambini sono inchiodati alle copertine di un grande libro aperto; un terzo siede al centro, come custodito, esposto o generato da quella stessa architettura simbolica.
L’opera traduce in immagine la formula ignaziana perinde ac cadaver — “come un cadavere” — principio di totale sottomissione alla volontà superiore codificato nelle Costituzioni della Compagnia di Gesù.
Qui l’infanzia non appare come promessa, ma come territorio originario dell’indottrinamento. Il chiodo che attraversa il capo dei bambini evoca insieme martirio, disciplina e marchiatura ideologica: non semplice violenza fisica, ma penetrazione del pensiero, imposizione di una verità prima ancora che possa formarsi un’identità autonoma. Le celebri massime pedagogiche attribuite alla tradizione gesuitica — “Datemi un bambino…” — emergono allora come dichiarazione di possesso sulla coscienza futura.
Il libro aperto occupa il centro della composizione come macchina simbolica del sapere autoritario. Le copertine diventano pareti di crocifissione, mentre il bambino centrale appare intrappolato all’interno della dottrina stessa: non ancora fissato definitivamente, ma già contenuto nel sistema che lo produrrà. L’opera mette così in scena tre differenti stadi della sottomissione: l’assorbimento, l’incorporazione e la completa adesione.
La scritta The Holy Bubble sostituisce il carattere salvifico del testo sacro con l’idea di una verità chiusa e autosufficiente, una “bolla” ideologica impermeabile al dubbio. In questo spazio, il sapere non libera ma modella, non apre ma delimita.
Le sottili colature rosse che attraversano i corpi non insistono sul realismo del sangue, ma assumono il valore di segni grafici, quasi linee di programmazione. Sembrano cuciture o circuiti attraverso cui il potere attraversa il corpo e lo organizza.
L’orrore dell’opera nasce proprio dalla sua calma teatrale: nessun gesto convulso, nessuna scena di supplizio spettacolare, ma una quiete liturgica che rende la violenza ancora più irreversibile.
L’assemblaggio del 2013 affronta il tema universale dell’obbedienza assoluta e dei meccanismi attraverso cui le istituzioni — religiose, culturali o ideologiche — costruiscono l’individuo fin dall’infanzia. I tre bambini diventano così icone di una condizione contemporanea: l’essere umano formato dentro sistemi che chiedono adesione prima della coscienza critica.
Le quattro fotografie a tiratura limitata non documentano soltanto la scultura, ma ne amplificano il carattere sacrale e perturbante. Ogni immagine isola un diverso rapporto tra corpo, libro e costrizione, trasformando l’opera in una sequenza di reliquie visive sospese tra devozione, pedagogia e trauma.