Oil on canvas
170 X 120 cm - 2008

l titolo richiama il Mumonkan (“La porta senza porta”), raccolta di koan zen compilata nel XIII secolo dal maestro Mumon.
“Senza porta è il Grande Tao
e ci sono migliaia di vie per entrarvi.”
Il dipinto prende questa idea e la ribalta in uno spazio ambiguo, dove l’accesso sembra continuamente promesso e negato.
Architetture simili a portali si aprono sul fondo,
ma non conducono realmente da nessuna parte.
Non esistono porte, né finestre, né una direzione certa.
La strada centrale sembra indicare un percorso lineare verso l’orizzonte,
eppure i due bambini che la percorrono si tengono per mano e deviano leggermente, quasi attratti lateralmente da qualcosa che sfugge alla rigidità del tracciato.
Non avanzano verso una meta definitiva.
Stanno semplicemente attraversando la vita.
In primo piano il corpo femminile disteso occupa lo spazio come una soglia ulteriore.
Non è soltanto presenza erotica: è gravità biologica, attrazione, desiderio, appartenenza corporea al mondo materiale.
Anche i palloncini rossi — ricorrenti in altri dipinti — agiscono come richiami ambigui:
idee leggere, seducenti, infantili, capaci però di trasformarsi in distrazione, consolazione o smarrimento.
Le vere barriere del dipinto non sono dunque architettoniche.
Sono mentali.
Pregiudizi, certezze, identità rassicuranti, illusioni seduttive.
“Senza porta” suggerisce allora che non esista un ingresso privilegiato alla comprensione.
Non c’è varco da aprire.
C’è soltanto la difficile capacità di attraversare il mondo senza aggrapparsi alle apparenze seducenti.