Oil on board
Trittico - Tre moduli 40 x 60 cm - 1989

Realizzato nel 1989, questo dipinto nasce da una riflessione sull’industria petrolifera, sulle guerre combattute per il controllo delle rotte energetiche e sul fondamentalismo come sottoprodotto della nostra politica energetica.
A quasi quarant’anni di distanza il quadro non parla del passato ma del presente.
Le tensioni con l'Iran per lo stretto di Hormuz, la pressione geopolitica sul Venezuela, le oscillazioni accidiose europee, il ritorno aggressivo delle politiche estrattive: tutto continua a ruotare attorno alla stessa dipendenza.
In quattro decenni non ci siamo realmente affrancati da un modello energetico che appare tanto normale quanto profondamente folle.
Mi viene in mente il tempo in cui le città venivano illuminate con lampade alimentate a olio di balena. Anche allora sembrava naturale massacrare migliaia di esseri viventi per mantenere le lampade accese nella notte urbana, come se le balene fossero infinite.
Le figure del dipinto indossano il burka, ma sotto il tessuto affiora chi lo indossa: il marchio Esso.
Religione e petrolio si sovrappongono fino a diventare quasi indistinguibili. Il velo non nasconde soltanto un volto: nasconde una dipendenza economica, militare e culturale.
I piccoli segni rossi disseminati sui tessuti possono sembrare ricami ornamentali, ma evocano anche ferite, coordinate, esplosioni lontane.
Lunghi fili di sangue che collegano consumo quotidiano, guerre invisibili e fanatismi contemporanei.
Il terrorismo, il fondamentalismo e la violenza energetica non appaiono allora come anomalie esterne alla nostra civiltà, ma come prodotti interni del suo metabolismo.
Quelle figure bluastre e spettrali sembrano reliquie illuminate da una luce artificiale: presenze sospese tra sacro, petrolio e morte industriale.