300 X 130 cm - 2006
Oil on canvas



Il carro armato rappresentato nel dipinto è un Merkava,
nome che nella tradizione mistica ebraica indica
il carro-trono divino della visione narrata da Ezechiele.
Qui quella visione si rovescia.
Il carro sacro diventa macchina bellica,
la trascendenza si salda all’acciaio,
e il luogo della preghiera assume la forma di un’arma.
L’uomo è colto nella postura tipica del raccoglimento davanti al Muro del Pianto:
china il capo, si appoggia, cerca il contatto della fronte con ciò che ritiene sacro.
Ma ciò contro cui prega non è un muro.
È la bocca da fuoco di un carro armato.
Il Merkava diventa così una metafora paradossale:
luogo di devozione e insieme dispositivo di guerra.
Anche il significato del nome sprigiona tutta l’ambiguità di un dio guerriero,
capace di fondere protezione, violenza e sacralità in un’unica immagine.
Da questo corto circuito la razionalità si ritrae.
Il dubbio viene neutralizzato.
E nello spazio lasciato libero si diffondono idee attraenti e infantili.
Sembrano palloncini rossi,
ma sono più pericolose
di un cannone puntato alla testa.